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Franco Bruno, Eugenio Favano, Maurizio
Salemi |
Musica siciliana (memorie d’appartenenza)
La nascita di questo gruppo è passata attraverso varie
sperimentazioni iniziate con una elaborazione per canto e chitarra
(1995 - 1997). Si è poi aggiunto il violoncello ed, in fasi
sperimentali successive, cornamusa, fisarmonica, violino per approdare
infine alla formazione attuale, col flauto invariata dal 2004 in
avanti.
Le melodie siciliane di tradizione orale in precedenza selezionate,
per quest’ultima formazione (canto, flauto, chitarra e violoncello),
sono state elaborate e ricomposte in una versione per che, citate
le melodie originali così come pervenuteci (di solito dal
canto), le ripropone poi in una successione di variazioni diversificate
ed affidate al violoncello ed al flauto, che si intrecciano in una
relazione armonica cangiante, sostenuta dalla chitarra. Scopo principale,
riempire di nuovo significato canti e melodie che il trascorrere
del tempo, sopprimendone la funzione originaria, ha privato del
contesto e della motivazione che ne hanno generato la nascita.
Si percepiscono questi canti e queste melodie come profondamente
presenti nella nostra memoria quale retaggio di appartenenza ad
una cultura la cui continuità attraverso il tempo, hanno
la responsabilità di valorizzare e sostenere, con competenze
diverse, musicisti, etno musicologi, letterati, storici, gruppi
folcloristici, appassionati, e ascoltatori ecc.
Per farli rivivere, in definitiva, E. Favano ha attribuito loro
una nuova ed originale veste musicale, finalizzata alla qualificazione
ed ad un ampliamento della fruibilità e realizzata attraverso
una “rispettosa” manipolazione e ricomposizione.
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Franco Bruno e Eugenio Favano |
Kennst du das Land, wo die Zitronen blühen? (Conosci
il giardino dove fioriscono i limoni?) - W. Goethe
Se nell'ottocento la mitteleuropa guardava con desiderio al mediterraneo
per arrivare a scoprire, con Hölderlin, che la Grecia era ormai
civiltà perduta, sul nascere del nuovo millennio, Eugenio
Favano, da quei siti, indirizza lo sguardo verso nord per portare
nella sala da concerto la musica della strada, la tradizione di
una Sicilia divisa tra autenticità di popolo e d'autore.
Il musicista messinese, "inventa" così un genere
da cui trasudano tutte le scorie della sua formazione, della sua
professione, dei suoi amori musicali. Riesce a far convivere con
gran naturalezza le semplici filastrocche e le melodie dei pescatori
con ritmi e strutture armoniche che viaggiano da Schumann a Villa
Lobos a De Moraez, allo straniamento novecentesco al Jazz......
Favano concilia così la sua tecnica belcantistica, il suo
amore per la chitarra come strumento ricco di etnie culturali con
strumenti decisamente colti, ma che in “memorie d’appartenenza”
perdono irrimediabilmente la loro estraneità alla cultura
tradizionale popolare. Strumento principe dell'espressività
melodica l’uno; grave, versatile, struggente, affascinante
ed ambiguo l’altro, si inseguono, si fondono, dialogano in
intriganti intrecci di melodie ora pregnanti di drammaticità;
ora appassionate; ora comiche, che sembrano appartenere alla più
nobile attitudine creativa della nostra cultura.
Risultante di questa operazione è quindi, da un lato, una
sorta di congelamento, di decantazione e sublimazione di quello
spirito in origine materico, terrigno, del canto di tradizione,
che nella nuova veste acquista una nuova incontaminata leggerezza
e purezza, defunzionalizzato ed avulso dalle sue origini appartenenti
a contadini, pastori, pescatori devoti, madri, innamorati ..., dall'altro
lato, quelle semplici melodie, escono dall'immobilismo armonico
ed espressivo proprio del canto popolare, diventano nuova musica
d'autore pur conservando forti i richiami della loro precedente
esistenza. L'operazione di elaborazione stilistico-ritmica, armonica,
interpretativa- di Favano, si preoccupa non solo di assecondare
il contenuto testuale ed i richiami funzionali originari, ma anche
di potenziare i contenuti musicali, portando alla luce le qualità
melodiche attraverso un travestimento armonico spesso complesso,
a volte rutilante, trasfigurandole e lasciandole al tempo stesso
perfettamente riconoscibili come in una sintesi di universi culturali
lontani che però ci appartengono e che l'invenzione musicale
utilizza al di là di limiti, e funzioni a favore di una più
ampia fruibilità ed un più ampio dialogo, magicamente,
esaltandone identità, senso di provenienza e ...d’appartenenza.
Il timbro della voce di tenore contraltino contribuisce allo straniamento
dall'originale e costituisce motivo ulteriore per fare migrare queste
melodie dalla strada all'ascolto della sala da concerto.
Francesco Leprino |
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Eugenio Favano, Graziella Alessi,
Nicola Oteri |
Entre guitarra
y voz
Graziella Alessi (soprano)
Eugenio Favano (tenore – chitarra)
Nicola Oteri (chitarra)
M. De Falla (1876 – 1946)
El Paño Moruno s, ch
Asturiana s, ch
Cancion s, ch
Garcia Lorca (1898 – 1936)
Los reyes de la baraca t, ch
Anda jaleo t, ch
Los mozos de Monleon s, t, ch
Sevillana s, t, ch
Isaac Albeniz (1860 –1909)
Asturias ch
Ernesto Cordero: (1946 )
Entre guitarra y voz s, ch
Cadencia s, ch
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Atahualpa Yupanqui (1908 – 1992)
Los ejes de mi carreta
(milonga) t, ch. ch
A. Lauro (1917 – 1986)
Valze 2 ch, ch
Valze 3 ch, ch
H. Villalobos (1887 – 1959)
Modinha t, ch
Canti popolari (elaborazione E.Favano):
Subo - subo
(vidala argentina) s,t, ch, ch
Jo me voy a playa blanca
(Cumbia columbiana) s,t, ch, ch |
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No soy de aqui
Gran parte della produzione classica di autori sudamericani, anche
moderni, prende le distanze dall’avanguardia di derivazione
europea - neoclassica o atonale, seriale o post-weberniana o comunque,
come Ginastera o Kagel, fa riferimento alla tradizione folklorica
sud-americana, senza mediazioni intellettualistiche e senza timori
di compromissione con percorsi musicali di più ampio consumo.
Tuttavia il ricorso a strumenti tipicamente latinoamericani è
piuttosto raro se non nel caso di compositori come Ariel Ramirez
(Misa Criolla, Navidad Nuestra, Cantata LatinoAmericana) che fa
ricorso ad un folto gruppo di percussioni (Bombo argentino, alto
tamburo di forma cilindrica); strumenti a fiato pre-colombiani provenienti
dalle regioni delle Ande come la Quena (flauto diritto di canna)
e il Sikus (una sorta di flauto di Pan a otto canne); la Guitarra
con i suoi caratteristici modi di attacco, come il rasgueo (arpeggiato)
e il punteo (pizzicato), il charango, strumento andino a dieci corde
la cui cassa armonica era costruita anticamente con guscio di Armadillo,
oggi in madera. Purtroppo l'uso di tali strumenti di orgine “etnica”
raramente si riscontrano in un ambito che dialoga col mondo classico.
Pertanto ciascun brano del presente concerto è stato concepito
in maniera di offrire una sorta di campione di forme etniche, legate
alla danza o alla tradizione lirica dei Gauchos della pampa argentina;
alla Vidala, con la sua tipica alternanza del modo maggiore e del
minore, alla Baguala la cui melodia (di probabile origine india)
è tritonica perché esclusivamente costruita sui tre
suoni della triade maggiore. arrivando al Carnavalito, danza popolare
in movimentato ritmo binario e di derivazione andina, ed allo Yaravi
(sinonimo di “triste”), di origine peruviana ma ampiamente
diffuso nella stessa tradizione musicale delle Ande. Sul fronte
Argentino la Chacarera, danza rurale con accompagnamento chitarristico
proviene dalle campagne intorno a Buenos Aires, al Caniavalito e
alla Baguala. L'Estilo pampeano -. è il più diffuso
genere lirico della musica popolare argentina con la sua libertà
recitativa e le sue tipiche melodie discendenti.
In questo concerto, Eugenio Favano, motivato da questo tipo di approccio
che elude la tradizione europea che si intende da altra angolazione,
compie un'operazione complementare attingendo alla più pura
tradizione musicale sudamericana con il suo retaggio indio e la
sua ascendenza creola, i suoi ritmi travolgenti e le sue inflessioni
di intenso struggimento, con le sue tacite convenzioni e la sua
intatta verità umana, con l'uso, accanto a strumenti etnici
sudamericani (Charango e Cuatro), di strumenti colti. Il flauto
traverso che nella sua odierna versione tecnologicamente più
evoluta, si presta a riproporre con la stessa efficacia melodie
originariamente eseguite da Sikus e Quenas.v Il violoncello piegato
al particolare ed affascinante linguaggio musicale Sudamericano
attraverso la sua versatilità timbrica che ora richiama i
suoni gravi dell’arpa peruviana, ora produce un canto che
rievoca il bandoneon, ora si fonde con la voce ed il flauto in armonie
piene di calore.
Infine, isolato e a sé stante nell’universo musicale
sudamericano, e d’obbligo un passaggio per il “continente”
brasiliano, che alla ricchezza della melodia ed alla originalità
del ritmo aggiunge una struttura armonica peculiare elaborata ed
esclusiva, che ne ha reso possibile la divulgazione anche grazie
alle affinità con la musica jazz, già nota al pubblico
europeo per la ben orchestrata attivazione dei canali convenzionali
di diffusione.
Seminara/Santoro |
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